le stelle. Gli sguardi si alzavano al cielo colmi d’imbarazzo,timorosi d’incontrarsi,di dividere qualcos’altro oltre alla sabbia su cui sedevano vicini. All’orizzonte una nave trasudava ritmi lontani. Gocce di Jazz, schizzi d’acqua salata sfociavano roventi a rimarginare una ferita aperta al gusto di sangue amaro.
Un destino comune suggerivano le coincidenze, da lui capito e da lei mai condiviso. Eppure chiaro, evidente. Proprio come il riflesso bianco della luna evidenziava la schiena di lei coperta dall’oro mosso dei suoi capelli. Avrebbe voluto guardarla negli occhi ma si rese conto che lei non si sarebbe mai voltata e così,invece di provare a prenderla,decise di lasciarla andare,di lasciarla sola al suo destino…e al diavolo tutto,anche quell’angelo biondo sdraiato in terra a guardare il mare. Finiva li quel gioco crudele e finiva l’estate. Le rose appassirono invano,le canzoni piano si spensero e le parole non fecero breccia e presto vennero da lei dimenticate. Lui partì accompagnato da orgoglio e nostalgia consapevole che prima o poi,per mano del tempo, orgoglio e nostalgia lo avrebbero lasciato per lasciar posto ai soliti ricordi,all’insolita monotonia… Ma lui continuava a cercarla. La cercava in mille volti,in mille notti senza senso e senza un mattino dopo e lei, che ricercava per dovere di professione, di tanto in tanto si perdeva nel pensiero sereno di colui che senza di lei non trovava pace.
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Anziché cocente bruciare adesso il sole,tiepido scaldava. Il tempo aveva ripreso a farla da padrone e i giorni sapevano di giorni,di ore scandite da un ciclo perenne, da un tic e poi da un tac che adesso scorrevano e non stagnavano in un istante che non si sarebbe ripetuto,che ormai non poteva essere cambiato.
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Due labbra si sfiorano. Lei sorride,imbarazzata,sale in macchina e corre via verso casa.

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Eccoci,






