il filo spezzato(trilogia)2 episodio
Anziché cocente bruciare adesso il sole,tiepido scaldava. Il tempo aveva ripreso a farla da padrone e i giorni sapevano di giorni,di ore scandite da un ciclo perenne, da un tic e poi da un tac che adesso scorrevano e non stagnavano in un istante che non si sarebbe ripetuto,che ormai non poteva essere cambiato.
Lui arrivò in cerca di risposte ma presto smise di porsi ogni domanda; non ne voleva più sapere,ne più pretendeva di capire. Se l’era ripromesso,ancora prima che lei entrasse nella sua vita,subito dopo che un grande amore scappasse via, che sarebbe solo andato incontro da quel giorno in avanti,che non avrebbe più inseguito niente e nessuno. Ed ora che nulla,in fondo,era stato e quindi niente era finito, ricominciare era ancora più facile. Sentiva che per essere felice non era ancora troppo tardi ma di sicuro il telefono e la voce di lei,dall’altra parte della cornetta, tuonarono troppo presto. Diceva di non essere molto lontana lei che era ancora molto vicina’chiedeva un incontro…chiedeva troppo ma non le fu negato niente. Lei,in fondo, non aveva patito,non aveva capito,aveva sempre evitato e non aveva mai creduto in ciò che lui aveva dovuto smettere di credere. Così, dopo quell’ultimo incontro in riva al mare, i due si rincontrarono:lei gli sorrise e lui ne ebbe paura. Trattenne la rabbia e la voglia di abbracciarla ma non si trattenne molto. Bevvero qualcosa,scoppiò qualche risata, ma la serenità di lei lo scuoteva ancora e si rese conto che il tempo non aveva ancora mantenuto la sua promessa,che lei non avrebbe cambiato strada e che per lui era arrivato il momento di cambiare aria…chiese scusa,inventò un pretesto qualunque e scappò via e da quel giorno lei di lui non ne seppe più nulla. Passarono mesi e lei, per mano del destino,sbagliò numero in un momento sbagliato ed entrambi si meravigliarono quando le loro voci si ritrovarono dopo tutto quel silenzio. E di tempo ne era passato, tanto che il canto di lei era finalmente lontano dalle orecchie e dal cuore di lui. Lei sembrava non volesse smettere di parlare e lui le lasciò dire fino all’ultima parola. “acqua nel deserto”, disse lei, che forse in quel momento lo aveva conosciuto per la prima volta ma lui,che ormai aveva rimosso tutto ciò che di buono aveva,penso che l’acqua nel deserto non era altro che acqua sprecata miseramente. E così lei si rese conto che forse lui avrebbe davvero potuto darle qualcosa,qualcosa che,anche se non sapeva cosa fosse,ugualmente le iniziava a mancare. Lo stesso battito di nostalgia,tempo dopo, la avvolse quando tra la folla, riconobbe la schiena di lui e per la prima volta lo inseguì e poi si lasciò andare in un tenero saluto. In quello stesso slancio,però,lei presto si accorse di stringere granito. Nei suoi occhi presto si spense la luce che quell’incontro aveva acceso. Si guardò tra le mani e non trovò che un pugno d’aria, un piccolo niente di quel nulla che aveva saputo coltivare. La cosa la rattristò ma non ne fece un dramma perché lei aveva solo percepito e non capito ciò che il destino,per tutto quel tempo,le aveva offerto invano. A lui di quell’incontro non rimase niente. Per lui era solo una vecchia e piccola ferita di una vita che ormai non gli apparteneva,di un passato che rinnegava. Sembrava proprio che il destino avesse gettato la spugna in questa storia,che il fato si fosse arreso a due piccole volontà che gli avevano sottratto il potere dell’esito,dell’ordine delle cose,dell’ultima parola,dell’ultima scena di un film che adesso vedeva i suoi protagonisti sempre più lontani dal lieto fine. Perché adesso quel solco era diventato un abisso,uno spazio invisibile e irraggiungibile per i due che si accingevano a divenire definitivamente,l’uno agli occhi dell’altra, immagini sfocate, sagome lontane,il vago ricordo di un fuoco spento ancora prima di bruciare..






